Venerdì 24 Nov 2017

Mio Signore

(Versi composti nei primi anni Sessanta ed ora dedicati a quanti frequentarono la GIAC)

Nella stanzetta ove ancora mi vedi
più non vengono come tempo fa
tanti giovani a stringersi ai tuoi piedi
per divertirsi un’ora, per pregare,
per ragionare sulle Verità
che ci hai voluto Uomo rivelare.

Regna il silenzio. Alle pareti spoglie
un angolo di gruppo mostra ancora
i segni di quei giorni: sono foglie
e rami disegnati da una mano
fanciulla ma pietosa: ora lavora,
anche lui come me, di qui lontano.

Vi si legge una lista di ragazzi.
Questi che fanno? Dove sono andati?
E nel vasetto di cristallo a mazzi
non pone più nessuno quando è sera
fiori di cui ricami sempre i prati
al ritornare d’ogni primavera?

Sei rimasto solo. Mio Signore,
quante volte avrai teso l'orecchia
udendo fuori un minimo rumore
nella speranza che qualcuno aprisse
come in addietro quella porta vecchia
e di chiasso la stanza si riempisse!

Qui l'ore libere trascorsi anch'io
quando sapevo ancora amare il gioco
e m’annientavo in esso e te, mio Dio,
piangere non facevo come adesso.
Poi la vita mi spinse e a poco a poco
fui trasformato in un altro me stesso.

Man mano che sbiadiva il cielo rosa
dei sogni che nutrii tutto fidente
in quella promettente età gioiosa
cresceva in me il rimpianto del passato
che spesso ritornava alla mia mente
come un perduto paradiso beato.

Ci lasciammo così: Tu crocifisso
alla tua croce appesa a quel rampino,
io pendente sull'orlo dell'abisso:
quell'abisso in cui è facile che cada
chi non cammina standoti vicino
e non ti segue nella retta strada.

Come ancora vorrei in questo momento
stare con quei compagni a te davanti
e nel fervore del raccoglimento
chiedere le tue grazie e il tuo perdono
con orazioni recitate e canti
dimenticandomi chi adesso io sono!

(Pubblicata su Ogosilo del luglio 2007)

Poco prima della data suscritta monsignor Antonino Sara cessava di essere parroco di Ossi.
Negli anni Cinquanta era stato vice parroco e assistente dell’azione cattolica in Osilo,
La foto di seguito riportata corredava il necrologio pubblicato il 23 luglio 2014 sulla Nuova Sardegna.



La “mano fanciulla ma pietosa” è quella dell’attuale dottor Giulio Pinna.
La stanzetta è quella adiacente alla chiesa del Rosario già sede della Giac.

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