Lunedì 20 Nov 2017

Tratto dalla raccolta di Antonio  Strinna

Interludio di Sardegna

Note sull'autrice svedese Amelie Posse Brazdovà,
la più popolare delle scrittrici svedesi del ‘900.

La scrittrice (contessa) venne in Italia nel 1911, in esilio, per motivi politici legati alla sua famiglia. Nel maggio 1915 sposò a Roma il pittore boemo Oskar Brazda. Abitarono ad Alghero per quasi un anno, 1915/1916, forse su suggerimento di Grazia Deledda.

L'autrice scrisse il suo primo libro, dedicato ai dodici mesi trascorsi in Sardegna, nel 1931, durante la sua permanenza nel castello di Lickov, in Cecoslovacchia.

Tratto dal romanzo "INTERLUDIO DI SARDEGNA" di Amelie Posse Brazdovà
Titolo dell'edizione svedese: “L’incomparabile prigionia”.

Quando venne l'estate, ottenuto il permesso di spostarci liberamente, facemmo diverse escursioni sulle colline e sui monti intorno a Sassari. Una volta, a Osilo, fummo invitati a una merenda in casa di uno dei pezzi grossi del paese. Ci offrirono un vino pesante e inebriante, olive nere lucenti, formaggio pecorino affumicato fatto a forma di zucca. Mentre mangiavamo, uno della compagnia recitò una poesia che io mi trascrissi, era di Pompeo Calvia.

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L’Alcaide di Longone

Brano tratto da  L’ALCAIDE DI LONGONE

In quel giorno il villaggio di Osilo splendeva, per così dire, in tutta la sua bellezza alpestre. Quei fieri e robusti montanari, in vesti di gala, briosi, allegri, sollazzevoli, percorrevano con orgoglio il loro paese, che da ogni parte offre alla vista un gaio spettacolo. L'aria pura di quelle vette, il rumore delle scorrenti acque cristalline, quel vivace cicaleccio delle brigatelle che salgono i monti, e i piacevoli discorsi dei giovanotti arditi, che si preparano alla corsa con una gaiezza, un ardore indescrivibile, gli sguardi procacci delle belle montanine, danno qualcosa di fantastico a quella festa.
Le fanciulle di Osilo, la cui vista accresceva vaghezza a quel quadro cosi vago, alte, svelte, dai contorni mor­bidi e gentili, dagli occhi neri e magnetici, facevano, in quel giorno, pompa di tutti i loro vezzi. Vestivano il loro pittoresco costume, forse il più bello del Logudoro e dell'isola, con indicibile grazia e leggiadria. In mezzo a quella folla mareggiante, variegata, potevano ammi­rarsi le gonnelle scarlatte, lavorate di pieghe minute, uguali, ondeggianti ad ogni moto della persona, serrate alla vita sottile e spigliata, la cui estremità si adorna d'una gala di nastro rosa. Il giubbottino, parimenti scarlatto, con maniche sparate quanto è lungo il braccio, e adorno d'un ordine d'occhielli lavorati su gallone di fino argento e grossi bottoni a sonaglio, pure d'argento, lasciava ve­dere una camicia bianchissima, increspata, abbagliante; per ultimo un candido velo di batista, che partendo dal capo si rannoda sotto il mento, inquadrando quei volti, sorridenti del bel roseo della salute e della giovinezza, dentro una cornice trasparente e agitantesi mollemente a ogni blando soffio di brezza, dà una finitezza squisita a quel costurne.

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Racconto di Gaston Vuillier

Racconto di Gaston Vuillier, viaggiatore francese dell’800


Il vento ha smesso di soffiare; ogni segno nel cielo sembra di buon auspicio: l’ovest, da dove nei giorni scorsi arrivavano nuvoloni minacciosi, è di un blu pallido, delicato, trasparente. Ecco la giornata ideale per visitare Osilo. E’ uno dei villaggi più interessanti della Sardegna, la cui popolazione oltrepassa i cinquemila abitanti. Situato su un’alta montagna, si trova al riparo dalle febbri paludose, ma in compenso il sole lo brucia, la pioggia lo flagella e le folgori, nei giorni di tempesta, si accumulano sulla sua cima.
“Caro signor Mariani, venite con me?”, gridai precipitandomi dentro casa.
“Con piacere”, mi rispose. E chiamò subito il vecchio cocchiere del posto.
Ci incamminammo per una strada montuosa attraverso la foresta di olivi che forma un ampio e misterioso recinto attorno a Sassari.
Gli uccelli, al cospetto del sole dopo tante tempeste, sembrano credere al ritorno della primavera; schiamazzano volando da una parte all’altra, si inseguono sino ad arrivarci vicini e, ogni tanto, mi accorgo di qualche tordo vorace che furtivamente pilucca le olive.
Sulla strada si fanno dei begli incontri. C’è un prete a cavallo, il breviario in mano, il fucile di traverso sull’arcione della sella, la perpetua in groppa, poi un nugolo di foschi cavalieri con i cappucci neri che passano e scompaiono immediatamente dentro una nuvola di polvere. Infine, sfiorati dai rami più sottili, fa bella mostra di sé una coppia di fidanzati che cavalca dolcemente ai bordi della strada, sulla stessa cavalcatura.

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